Anche se tutti, Noi NO

Sono le rime di una canzone che tutti noi abbiamo sulle labbra, e tanti di noi nel cuore. Le abbiamo cantate in mutevolissime situazioni, come se fossero inni alla nostra idea, parole di fuoco con cui avremmo potuto infrangere il mondo.

Sono frasi, ma non solo. Sono idee fatte musica e scritte in una canzone che a tratti sembra diventare un trionfo alla nostra vittoria. Vittoria contro chi? Vittoria contro cosa? E’ la vittoria di chi combatte ogni giorno al margine di un sistema, ripudiandolo nelle sue forme e nelle mille vesti in cui ci si presenta a noi.

E’ difficile tenere in cuore una fede, quando tutto pare vano e la salita sembra non volerci gratificare dei nostri sforzi. E’ una arrampicata la nostra vita, lo è sempre stata anche quando noi non eravamo ancora qui. C’è chi ha già combattuto, c’è chi oggi combatte e ci saranno quelli che combatteranno domani.

E’ una guerra la nostra idea. Una guerra non solo contro il mondo ma anche contro noi stessi.

Abbiamo dovuto combatterla contro quelli che ci avrebbero mandato in galera o persino arsi vivi in pubblica piazza, come streghe della contrada medioevale. La dobbiamo combattere contro noi stessi, uomini comuni, gente di ogni giorno, persone che vivono in un contesto che non gli appartiene ma che le tenta e le persuade. Non è facile vivere una vita in trincea, sarebbe molto più semplice sventolare la bandiera della resa e passare nel fronte nemico, dove tutto sembra brillare e dove le fatiche sembrano cessare definitivamente.

Lo avremmo potuto fare, rimanendo in quel partito da cui molti di noi sono voluti uscire oppure non ci sono mai voluti entrare. Avremmo potuto, ma non lo abbiamo fatto.

Abbiamo preferito rimanere nella parte sbagliata, ma con l’animo puro e con la certezza di essere dei guardiani di un tempio che prima o poi tornerà ad essere Olimpio sopra il colle più alto della nostra civiltà.

Ci meriteremmo una pausa di riflessione, ma non è questo il giorno. Verrà pure anche il tempo in cui potremo oziarci delle nostre imprese, ma ora la storia, e il presente, hanno ancora bisogno di noi.

Alcuni ex camerati hanno fatto scelte diverse e hanno preferito arrendersi alla Madame di palazzo, entrando da quella porta di sfarzo e di potere.

Noi invece continuiamo a restare dall’altra parte della barricata. Lo facciamo per noi, per la nostra idea e sicuramente per chi ci ha lasciato con una eredità che scotta, ma che tutti noi amiamo come se fosse parte integrante dell’album di famiglia.

Noi rimaniamo qui, ad alzare in alto la bandiera de La Destra e di Gioventù Italiana, fedeli ad una scelta che non ci ha dato di certo un posto sicuro in un ministero o in una grigia segreteria di palazzo, ma sicuramente ci renderà degni di sedere nelle prime file dei grandi della storia Italiana.

Viva la Destra, Viva Gioventù Italiana.

Gianni Musetti

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